gli applausi a teatro, il rumore della pioggia sul tettuccio della macchina, il viaggio, i cieli azzurri e le nuvole dalla forma strana, l'odore dei colori ad olio, le macchine fotografiche, leggere il giornale davanti ad un caffè, le mongolfiere, le cartine geografiche, camminare a piedi nudi sull'erba, essere baciate insistentemente, le belle sorprese, le lettere, gli ombrelli colorati, le orchidee, dormire in due, sentire che tutto andrà bene. E molte altre cose.
A noi non piace affatto
sentirci deboli, piangere davanti a qualcuno, avere paura, le melanzane, i cattivi pensieri, i capelli che si arruffano, dormire da sole, le persone maleducate, avere i piedini bagnati, le brutte sorprese, ripetere lo stesso errore due volte, comportarci da stupide, gli addii, le nostre insicurezze, sentire che tutto andrà male.
Solo in un mondo brutto e cattivo può succedere di essere così scandalosamente felici per due giorni e di essere poi ricatapultati, senza delicatezza alcuna, in mezzo a impegni, pensieri, obblighi, doveri, e orrori di ogni tipo.
Perchè, accidenti, non ci si può svegliare sempre come domenica mattina? E gironzolare spensierati tra osterie di campagna, locali sulla spiaggia, negozietti da signorine di malaffare, piadinerie eccezionali, camerette fresche?
Perchè, eh?
Odio quel palazzo nero, odio odio odio.
Se qualcuno, così per caso, pensasse di offrirmi un lavoro sottopagato in una casa editrice o in un giornaletto di periferia, ecco, sappia che accetto.
E devo studiare, anche.
E tagliarmi un pochetto i capelli, che sembro una bimba cresciuta nella giungla con i lupi.
E dov'è finito il mio vestitino a fiori in viaggio da Londra?
Per protesta non ho altro da aggiungere.
E' molto gentile da parte del cielo fare piovere tutti i weekend per farmi sentire a Londra, anche se io a Londra di pioggia non ne ho vista neanche l'ombra. Ecco, sì.
Allora, a questo punto, sarebbe bello, veramente bello, starsene seduti sotto la pioggia di Glastonbury, con gli stivaletti di gomma colorata e una mantella rossa; correre a nascondersi sotto la tenda, stare con i capelli ricci, ascoltare musica. Saremmo bellissimi, oh yes.
Ma in fondo, nel suo piccolo, e nel mio piccolo, anche quest'odore umido di terriccio smosso che entra dal terrazzo e riempie la stanza, finisce per avere un senso, ed un perchè.
Come tornare di notte in motorino, e mettersi a leggere Sartre accarezzando la cagnetta che sospira sollevata.
E leggere Sartre e pensare che Sartre, cazzo, Sartre...
Ritrovare in Sartre un fratello, o forse un padre, anche se a dirlo fa ridere,
Leggere i ricordi su una certa Anny, e mettersi a piangere come una scema idiota, perchè scavare così a fondo nelle cose, o anche solo leggere qualcuno capace di scavare così a fondo nelle cose, è talmente emozionante da fare male.
«...Dal fondo di questo caffè qualcosa torna indietro sui momenti sparsi di questa domenica e li salda gli uni agli altri, dà loro un senso: ho attraversato tutta questa giornata per venire a finir qui, con la fronte contro questo vetro, per contemplare questo volto fine che si schiude su una tenda granata.
Tutto s'è fermato; la mia vita s'è arrestata: questo vetro, quest'aria greve, azzurra come l'acqua, ed io stesso formiamo un tutto immobile e compatto: sono felice.»
"...Ci siamo sbagliati con voi, vi abbiamo lasciato soli e voi avete imparato cose che noi non sapevamo, e, siccome noi sapevamo tutto, vi abbiamo lasciato la fantascienza, l’oriente, i gialli. Le cose di serie B.
La nostra generazione si è arricchita, avevamo la possibilità di ricostruire ma siamo partiti da adulti, non da bambini, senza infanzia. Eravamo sordi. Non abbiamo sentito che il compito moderno era di aiutare voi, la prima generazione che tornava a casa senza trovare la mamma ad aspettarli…
E così sei cresciuta strana. Ti vedi forte, ma sei solo dura. Tutti ci sentiamo poco amati.
Ma in qualche momento della nostra vita qualcuno si avvicina a noi. E in quel momento, guariamo."
Verso Sera- 1991
Sarà la voce di Mastroianni, sarà l'ora di andare a nanna, ma mi sembra un pezzo di cinema da segnarsi sull'agendina nera. E poi sono contenta, ho persino scritto tutti gli articoletti, e adesso a nanna ci vado davvero.
Sono molto, molto peggio di un agente del Mossad, mentre tesso trame per le mie ferie.
E sono molto, molto peggio di qualsiasi terrorista, quando penso con odio che il lavoro e cose noiose mi impediscono di essere adesso, in questo preciso momento, sul ponte di Galata a guardare i gabbiani, o seduta in un qualche bistrot parigino a commentare i passanti e a sentire chi dico io sfoggiare il suo meraviglioso francese.
Cercherò di non lamentarmi troppo, però, perchè è stato un bel fine settimana di facce colorate, clown, acrobati e danze per le strade. Crescentine mangiucchiate in un'aia di collina con il sole del tramonto in faccia, gelati giganteschi bacio e crema, bologna-ravenna e ravenna-bologna che durano il tempo della festa di compleanno di Miffy, dancefloor Queen appese al soffitto, sculettamenti a bordo spiaggia...
(Era il 1983, nella Berlino ancora lontana dalla perestrojka qualcuno immaginò
cosa sarebbe successo se una marea di palloncini colorati avesse sorpassato
il muro che separava l'Est dall'Ovest, e scrisse questa canzone.
Ci siamo ritrovati a ballarla nella Praga di un 2009 appena iniziato,
ed ora è nostra. Però, è anche di tutti quelli che ridono del potere)
La storia dell'Iran è complessa e anche curiosa, e pur studiandola all'università non ho mai compreso realmente certe dinamiche totalmente estranee a quelle che storicamente ci aspettiamo.
Studenti che lottano per la rivoluzione ci sono in tutti i paesi del mondo, ma studenti che lottano per una rivoluzione religiosa no, quelli non ci sono in tutti i paesi del mondo.
E oggi, cos'è l'Iran, oggi? Per me l'Iran non è il tiranno con la faccia da contadino al potere, e nemmeno i lugubri uomini di fede avvolti nei mantelli neri. L'Iran è le sue donne.
Le donne iraniane sono spesso bellissime, e sono coraggiose.
Le hanno ritratte al voto, con scialli coloratissimi a coprire (malamente, come per scherno) capelli tinti di biondo e visi truccati perfettamente. Occidentali più di qualsiasi occidentale, sempre che occidentale significhi qualcosa in particolare (ma Rumiz direbbe di no).
Le ammiro, e le sostengo.
E bisogna essere vicini a quelle piazze di Teheran piene di gente arrabbiata e indignata, su cui la polizia spara, e su cui le superpotenze, come sempre, tacciono.
Intanto, i giornalisti stranieri, devono lasciare il paese, e l'unica verità storicamente confermata, è che la polizia, da Lorusso alla Persia, fa e farà sempre un pò schifo.
Caldo, tanto caldo, il mio portafoglio ritrovato da chissà-chi chissà-dove, piccole burocrazie da sbrigare, e la voglia di mappe geografiche su cui disegnare sogni e desideri.
Dentro di me, posizionato tra il cuoricino e lo stomaco, la sensazione precisa che queste giornate mi somiglino incredibilmente, e che le cose che faccio, che facciamo, siano così adatte da a me da stupirmi.
Nemmeno io mi somigliavo tanto.
Fermare il tempo non si può, e nemmeno voglio. Ma non lo voglio soltanto per il pensiero di quante altre cose si possano fare, quante altre desiderare, quanti altri posti vedere insieme.
Altrimenti mi piacerebbe trattenere questa vita fra le dita, come il filo di un aquilone o qualcosa di simile, come la fune di una barca, o non so.
L'altra sera, con i capelli in via di arricciamento, e tutta quella gente intorno a ballare sulla spiaggia una ruffiana sequenza di canzoni nostre che più nostre non si può, sono stata così felice. E lo ero anche ieri, mentre qualcuno mi preparava con serietà la medicina per il mal di testa.
E anche mentre a tavola con altre persone, un certo braccio mi abbracciava le spalle, ed io sorridevo scemissima, con la gonna bianca sporca di vino rosso e il pancino terribilmente pieno.
Questi primi giorni estivi hanno da sempre il sapore delle marasche del giardino dei nonni, con quel loro incredibile sapore aspro che ti fa fare le smorfiette appena le mordi.
E hanno il sapore delle ciliegie che mi hai portato tu, una notte, dentro a quella scatolina con i coniglietti...
E mentre aspetto pacchetti provenienti da Londra, e compro per pochi soldi telecamerine super8 che non si sa se funzionino, consulto con insistenza i voli aerei.
Secondo me è quasi ora di ripartire.
Ho un insistente mal di schiena, la sensazione di vivere troppo tempo dentro a quel postaccio, e la quasi certezza che la stramaledetta sedia girevole della mia stramaledetta scrivania del palazzo nero mi faccia male.
Probabilmente dovrei fare come tutti i peggiori mentecatti d'Italia, licenziarmi, e farmi eleggere in consiglio comunale indossando una maglia di quel furbacchione di Grillo, per poi poter passare le mie giornata a progettare viaggi e comprare vestitini di topshop con i bottoni a cuore. Ma qui è questione di pudore, non posso farci niente.
La notizia del giorno, oltre al rinvenimento sotto strati geologici di disordine della mia carta d'identità di cui ho appena effettuato duplicato, è che la mia orchidea sta buttando su nuovi e promettenti germogli. Ecco, potrò sempre riciclarmi come curatrice di orchidee, e creare una meravigliosa serra PENSILE sul terrazzo di qualche meraviglioso tetto rosso.
E ho pensato una cosa importante: chiunque non anneghi di lacrime davanti alla scena in cui Bambi urla "Ma-mma...mam-mmaa", ecco, quel qualcuno è una persona orribile.
Tant'è, che adesso vado ad asciugarmi il moccolino...
In a dark room I can see you shining bright
you don't have to tell me twice, it's alright
in a dark room we can do just what we like
you're my sister, and this love is fucking right
Si festeggiano i primi 100 Km del motorino nuovo, percorsi in due giorni, tra la via Emila e il West.
E ora bisognerà dargli un nome, I suppose.
Si festeggiano, poi, le prime diecimila fotografie con l'amatissima Amandaknox: lei, che un nome ce l'ha già, per altro azzeccatissimo, è davvero una grandiosa soddisfazione.
Poco importa se per immortalare una incredibile luna piena cullata dalle punte dei pini, in una buia strada di campagna, si rischia di essere romanticamente falciati.
Una eventuale autopsia avrebbe rivelato pancini pieni di una eccellente cena, muscoli assai rilassati da un pomeriggio di colli e grattini, ed una pessima predisposizione a tornare al lavoro.
Oggi, tra le ore dodici e le ore dodici e cinque, ignoti malfattori sottraevano con destrezza il mio portamonete contenente:
patente, carta d'identità, bancomat, tessera dell'arcigay, badge dell'università, banconote per un valore di dirca euro 20, nonchè due penny con cui far fallire la banca d'Inghilterra. Me scema!
E' incredibile come quattro-soldini-quattro, guadagnati scrivendo, anzichè occupandoti di polizze assicurative, possano renderti orgogliosa e felice. E non importa se scrivi cazzate, nossignore. E' proprio una questione di parole, di parole remunerate!
E stamattina mi sono svegliata presto, riposatissima, contenta, dopo una cena allegra consumata ad un tavolo immaginario, seduti per terra in piazza Aldrovandi, tra spritz e una pizza divisa (voracemente) tra persone provenienti da cinque paesi diversi. Non bisogna stupirsi poi, che il salamino piccante abbia sempre un gran successo: qualcuno sa bene che la miglior cena mai cucinata dalla sottoscritta consisteva in taralli e salame (e baci).
Avrei voglia di avere un terrazzo affacciato sui tetti rossi della città. Avrei voglia di avere un grande terrazzo affacciato sui tetti per coltivare un orticello, avere sempre dieci invitati a tavola, vedere tramontare il sole dietro le colline, e giocare con A. a tirare secchiate d'acqua ai cortei spuriti di elettori di Cazzola.
(E comunque, voi comunisti di merda smettetela di prendervela con il bimbo B.: il cucù, per esempio, non l'ha inventato lui, è stato il suo compagno di banco, il bimbo Putin!)
Come mi piaceva, ieri pomeriggio, tutto quanto. Dire adesso usciamo, e non uscire fino alla fine del pomeriggio, prendere gli ultimi raggi di sole seduti su una panchina di un giardinetto pensile, immersi in un meltin'pot di vecchiette e jamaicani.
E anche stanotte, rotolandomi in cerca di una posizione che alleviasse il senso di aver mangiato un'esagerazione, mi piaceva tutto quanto.
Voglio dire il senso di avere cose davanti, del tempo da spendere bene, di poterti stringere, e di farmi baciare molto.
Di ascoltarti suonare la tua Rickenbacker del '79, di cui ho imparato il nome, come vedi.
E di ridere, di pura felicità, con la faccetta seminascosta dal lenzuolo.
Pensandoci, è Giugno...
Il weekend ha fatto il furbetto, s'è presentato con il suo vestito impermeabile da stagione delle piogge. Ma parliamo di una stagione delle piogge allegra, da stivaletti a pois e ombrelli colorati.
E anche noi abbiamo fatto i furbetti, perchè a ben vedere non c'è niente di meglio che dormicchiare abbracciati mentre fuori sembra autunno, svegliarsi e mangiare ciliegie, e poi decidere di partire per il mare, anche se piove ed è ormai sera, e vedere spuntare arcobaleni in autostrada, e scoprire di essere proprio al POSTO giusto, sulla spiaggia di Marina, con il cielo grigio nero e l'HanaBi pieno di gente.