gli applausi a teatro, il rumore della pioggia sul tettuccio della macchina, il viaggio, i cieli azzurri e le nuvole dalla forma strana, l'odore dei colori ad olio, le macchine fotografiche, leggere il giornale davanti ad un caffè, le mongolfiere, le cartine geografiche, camminare a piedi nudi sull'erba, essere baciate insistentemente, le belle sorprese, le lettere, gli ombrelli colorati, le orchidee, dormire in due, sentire che tutto andrà bene. E molte altre cose.
A noi non piace affatto
sentirci deboli, piangere davanti a qualcuno, avere paura, le melanzane, i cattivi pensieri, i capelli che si arruffano, dormire da sole, le persone maleducate, avere i piedini bagnati, le brutte sorprese, ripetere lo stesso errore due volte, comportarci da stupide, gli addii, le nostre insicurezze, sentire che tutto andrà male.
Bastano tre dita appena a segnare la distanza tra me e il momento in cui stritolerò la mano del mio amato compagno di viaggio, con il cuoricino palpitante per il frullare dei motori, immancabilmente emozionata per lo stupore che sempre mi suscita la vittoria dell'uomo sulla forza di gravità...
Intanto fuori si è fatta sera, una sera buia e tempestosa da racconto dell'orrore. Bisognerebbe essere sotto ad un piumone con qualcuno che conosce spaventose storie di strade parigine popolate di personaggi inquietanti, qualcuno che non protesta neppure nel sentirsi appiccicare addosso piedini gelati o, peggio ancora, zampette pelose di cagnetta.
Intanto si fanno meravigliosi pensieri proiettati a dettagli alberghieri che non sono nient'affatto dettagli, e si passa il fine settimana disegnando triangoli scaleni nel nord italia e dormicchiando sul retro di macchine comodissime.
Mica è un mistero che le prime volte dell'anno con la sabbia sotto i piedi sono sempre un'emozione da segnare sul calendario, e poi e poi...
the spring has sent the sound of rain
upon your windowsill.
So grab your coat
and play a song for me
Chissà come sta la piccola amatissima Amandaknox, ricoverata ormai da giorni presso il pronto soccorso delle macchinine fotografiche... chissà se è guarita, chissà se farà in tempo a partire con noi alla volta di ˈlʌndən! Senza di lei come facciamo?
Intanto ci siamo procurati una casa, un bel lettino a Bloomsbury, tra Soho e Camden; io preparo i miei pensieri migliori, e me li cullo, sorridendo con aria di grandiosa superiorità davanti alle banali questioni quotidiane.
Cosa volete che mi interessi di tutte le cinciscaglie burocratiche del palazzone nero, o delle rotture di scatole casalinghe, o di chissà che altro, se oggi è venerdì, domani sabato e dopodomani domenica!; se, fra una manciata di giorni, io ed una lettera maiuscola, decolliamo per un certo posto...
Di essere trattata come una bambina di anni 4 in taluni determinati casi che poi, guarda un pò, sono SEMPRE e dico SEMPRE a mio sfavore, mi ha veramente rotto il cazzo.
E siccome ne ho circa venti di più, la cosa è alquanto intollerabile.
Non dovrebbe esistere al mondo che uno, alla mia età, sia ancora a casa con i genitori.
Quando mi sento così mi verrebbe voglia di accettare un lavoro qualsiasi in una qualche merdosissima agenzia immobiliare/banca, e scapparmene a gambe levate portandomi via la stanza con il soffitto azzurro.
Tra l'altro, a tal proposito sono sulla buonissima strada: con mio grandissimo orrore, oggi mi è stato detto che sono brava.
Brava? Io? Io non voglio essere brava! Io odio le assicurazioni.
Sto contemplando da dieci minuti lo spicchio di mondo che si snoda dal mio terrazzo all'infinito, e mi pare meraviglioso e sereno e mio.
E' merito dei fiori rosa che mia madre ha piantato nei vasi come ogni primavera, ed è merito della sedia a sdraio messa lì per le mie meditazioni notturne, e della girandola colorata, e del cielo incredibilmente azzurro dietro l'albero e i tetti.
E' come se adesso, nel tardissimo pomeriggio, ogni cosa si mostrasse al suo meglio, in tonalità intense e luccicanti che in certe giornate grigie dubito persino possano esistere.
E non è che ci sia niente di spettacolare, in questo spicchio di mondo che è mio, ma forse è proprio questa sua astrattezza a renderlo speciale. Potrebbe essere l'affaccio su una strada tranquilla di una qualunque città d'europa, e le mie tende gialle e i miei libri potrebbero essere di chiunque altro.
Mi crogiolo in questi colori e nel suono della campana della chiesa che batte le 18 in punto, mi soffermo sopra i particolari, sulle mie scarpette di raso, sulla poltrona bordeaux anni cinquanta, sul manifesto di Vivre sa vie di Godard.
Penso a Daria che uscendo dal palazzone nero mi ha allungato un bacino sulla guancia per ringraziarmi di certi sorrisi d'incoraggiamento...
Ci dicono che siamo bellissimi, e di mantenerci sempre così, con le dita unte e il sorrisetto felice, mentre mangiamo salamino e crescenta, in una vecchia osteria dei vicoli.
Possiamo far fallire la banca d'Inghilterra con due penny, noi.
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Los cuchillos que vienen en esta baraja
te permiten jugar con amplitud.
Nunca temas las distancias,
la rueda más ancha es más eficaz.
De lo que tengo miedo
es de tu miedo a que lo veas todo igual
o a que todo te sea indiferente.
Los cobardes mueren antes de tiempo,
los valientes murieron antes de ayer,
a veces pienso en perderte,
también a veces pienso en volver.
Cuidado con el fuego que enciendes,
no te quemes la cara otra vez.
De las cosas que entran por los ojos,
muy pocas de ellas entran de pie...
Lalalala lala lalalala...
Canticchio e sorrido a questo sabato mattina di metà aprile, sorrido all'orchidea che si adopera per mantenersi
in salute nonostante le mie mille dimenticanze, e sorrido poi, a svariati pensieri.
C'è che oggi è il giorno degli aquiloni, e c'è che ci sono due posti su un certo aereo...
Io stanca.
Mangiucchio fragole, provo a rilassarmi, ma mi sembra di essere appena uscita dal palazzone nero e di doverci tornare fra troppo poco tempo. E siccome questa sensazione di essere in una specie di ruota da criceti, in un continuum che va dal lavoro al lavoro, rischia di mettermi terribilmente di malumore, sto consultando con ostinazione, e senza distinzione, tutte le rotte aeree esistenti.
Che belle giornate...
E' quasi offensivo dover tornare a fare cosette noiose dopo questa piccola vacanza piena di meraviglie semplicissime. Pizze mangiucchiate seduti sul muretto di Santo Stefano, avvistamenti di Artù quasi miracolosi, ricerche sull'astigmatismo, insalate di fragola, chitarre suonate, sonni che iniziano con storie di Mouk in Madagascar e finiscono con risvegli che dovrebbero essere sempre così. Bolle di sapone, cibi greci e indiani, in tre in motorino, ritorni nel posto dove due anni fa in mezzo a quel glicine..., pranzi perfetti dopo un piccolo viaggio, partite a freesbee sulla sabbia calda di sole, aperitivi on the road, occhiali a cuore.
Stringere un buffo sodalizio con una naturalista esperta di ranecubane e finita chissà come nel Grande Gruppo Finanziario. Tornare dalla pausa pranzo ubriache di amaro Averna, e ridere di cose scemissime, pensando che un'amica mi manca proprio tanto.
Giocare con le bolle di sapone sdraiati sul letto, io e te. Scattarti fotografie, e pensare al tuo compleanno...
Non c'è mai una volta che il lunedì si dimentichi di arrivare, e più il fine settimana è stato pieno di cose belle, più lui arriva in fretta e se la ride della mia voglia di sonno, e della mia voglia di sentirmi al posto giusto come ieri, della mia voglia di essere abbracciata, o sdraiata su dei cuscini in un locale pieno di candele..
A parte le mie voglie da micia viziata, al lavoro tutto procede bene, anche se per ora più che essere in ufficio è davvero come essere a scuola, e si sprecano le battaglie a solitario, le merende e gli scherzetti da bambini.
Mi piace come passano le giornate là, e mi stanno simpatici i miei "compagni", nonostante la gente in completo grigio, e quell'atmosfera seriosa.
Oggi poi in pausa pranzo ci siamo tutti seduti sulle panchine al sole, nel giardino curatissimo con i sentierini zen e l'erba perfetta, talmente perfetta e zen che ti viene da chiederti se per caso insieme al caffè non ti abbiano rifilato un qualche funghetto velenoso e non sia tutto, piuttosto, una mastodontica allucinazione.
Ho voglia come al solito di duecentomila cose, tutte in fondo molto semplici, ed è uno di quei momenti in cui la casa vuota mi fa sentire sola, e vorrei tanto che almeno Polpetta fosse già tornata dal suo pomeriggio di villeggiatura dai nonni.
Ho aperto il mio primo conto corrente serio, ci ho messo qualche soldino, e ora possiedo tutto il kit del perfetto homo economicus.
Mi sento un pochino a disagio.
Perchè ora sto qui a mandare codici iban a destra e a manca per farmi pagare di certe scemenze scritte su cose di cui mi vergogno persino, e mi sento grande ma anche davvero infantile.
Mi chiedo cosa mi compiaccia a fare di tutti i miei piccoli insignificantissimi talenti non coltivati, se non sono stata buona di farne qualcosa. Non mi ricordo in quale libro avevo letto che un'alta sensibilità artistica, se non accompagnata da altrettanto talento, è soltanto una gran fonte di fastidi. Che verità!
Però mi sta antipatica l'idea di dovermi fare un esame di coscienza solo perchè sono entrata in banca, quindi lasciamo stare.
Ma poi che bruttezza parlare di queste cosacce. Io non dovrei mai averci a che fare, non sono cose per me.
A me piacciono gli alberi di mele sotto cui stare sdraiata come se si vivesse dentro un quadro di Courbet, e mi piacciono le parole che non ti aspetti, e gli entusiasmi. Sì, gli entusiasmi soprattutto!
Mi aggiro per il magico mondo del Grande Istituto Bancario-assicurativo curiosa e confusa come Alice nel Paese delle Meraviglie. E come nel libro di Carroll, mica tutto è meraviglioso veramente, anzi! Ma la novità è attraente e il sapere di non tenerci affatto ancora di più.
L'immenso complesso aziendale, ideato decenni fa da un tale che chiameremo E.M., e riportato con inopportuno orgoglio su ben tre plastici del luccicante atrio, integra oggigiorno anche il più recente (nonchè il più evidente) mostro edilizio di tutto lo skyline bolognese. Che vanto!
Il sito aziendale recita così:
Il complesso di Via xxxxxxxx xx (...) racchiude ipotesi progettuali e tecnologiche che anche oggi si possono ritenere attuali e quanto mai valide. La modularità delle finestre (...), la facilità di suddivisione degli spazi e il contenuto spreco degli stessi comporta una sostanziale ottimizzazione dei costi (...) Quando si ragiona con i “grandi numeri” l’utilizzo razionale degli spazi è fondamentale...bla bla bla...
(Quello di E.M. sarebbe capitalismo all'ennesima potenza, se non fosse per la spiritosaggine della toponomastica bolognese, che nonostante tutto e tutti, si fa beffe del liberismo economico continuando imperterrita a celebrare le vittorie sovietiche e altre simpaticherie di questo tipo)
In questi giorni mi sono più volte persa per questo colosso edilizio in cui tutti i dannatissimi corridoi sono identici fra loro, e dove gli stessi elementi decorativi sembrano ricorrere in maniera ossessiva senza alcuna variante.
Uno cammina cammina e niente, non varia il parquet, non variano nemmeno le targhette degli uffici i cui nomi, altinsonanti e generici sembrano un inno all'imbosco: "Ufficio GOVERNANCE". Eh? "Ufficio GESTIONE AFFARI INTERNI". Cioè???
Un pò come quando uno al liceo scriveva sulla giustificazione "assente per motivi PERSONALI".
E' semplicemente fantastico...
Oggi poi ho scoperto che la mensa aziendale (ma in realtà sono due) è una catastrofe di odori da ospedale uniti al putiferio dell'aperitivo al Mambo nelle sere di punta.
La gente poi non ne parliamo, è un misto di yuppy che credono di lavorare nella Grande Mela, e di raccomandate in tacchi a spillo. Il tutto in salsa provinciale.
E se adesso rileggo quel che ho scritto sembra che io ne stia parlando male, ma non volevo, non volevo proprio per nulla parlarne male!
Tanto lo so che poi, come Alice, mi risveglio sotto ad un albero, in un parco di Copenhagen, con A. che mi racconta storie di brutti ceffi le cui orecchie a sventola possono uccidere...