gli applausi a teatro, il rumore della pioggia sul tettuccio della macchina, il viaggio, i cieli azzurri e le nuvole dalla forma strana, l'odore dei colori ad olio, le macchine fotografiche, leggere il giornale davanti ad un caffè, le mongolfiere, le cartine geografiche, camminare a piedi nudi sull'erba, essere baciate insistentemente, le belle sorprese, le lettere, gli ombrelli colorati, le orchidee, dormire in due, sentire che tutto andrà bene. E molte altre cose.
A noi non piace affatto
sentirci deboli, piangere davanti a qualcuno, avere paura, le melanzane, i cattivi pensieri, i capelli che si arruffano, dormire da sole, le persone maleducate, avere i piedini bagnati, le brutte sorprese, ripetere lo stesso errore due volte, comportarci da stupide, gli addii, le nostre insicurezze, sentire che tutto andrà male.
Cancello la piccola manciata di parole svogliate che ho buttato giù finora e ricomincio da capo, poichè anche se ho la spiacevole sensazione di non esserne più capace, oggi vorrei davvero scrivere.
Studiare poi mi fa male, questo è certo, ma ho troppa necessità di sentire di stare facendo qualcosadi buono per richiudere il quaderno e mettermi a dipingere, o ad innaffiare le piantine, o a spolverare i miei amati libri.
L'orchidea ha perso l'ultimo fiore con un sussulto dignitoso, come di una regina di Francia che perda la testa sulla ghigliottina. Mi chiedo se sia colpa mia, cioè se sono in qualche modo responsabile di un tale crimine, ma in fin dei conti mi sa che sono i fiori ad avere una loro vita molto breve, e se ora è tutta spoglia non dipende da quanta acqua io le abbia dato o dal fatto che non l'ho mai sistemata in un vasetto più grande, eccetera eccetera...
Ci sono pomeriggi come questo in cui mi sento immersa in una solitudine desertica, perchè la verità è che sono una cretina sempre bisognosa di stimoli positivi, qualcuno disse "un gatto".
Quando Sara era ancora qui mi chiedeva sempre di andare a vivere insieme, ed era un pensiero che mi piaceva moltissimo. Mi immaginavo come sarebbe stato tornare a casa e trovarci lei in pigiama, o fare colazione insieme con il latte e i biscotti - non pensavo mai a quanto mi facciano schifo i biscotti nel latte, era una immagine ideale, ecco.
Avrei pitturato la mia stanza di azzurro, e Sara avrebbe fatto la sua magari verde pallido. Cioè, non lo so se le sarebbe piaciuto il verde pallido, ma così, per dire.
Le avrei raccontato le cose che mi intristivano o che mi rendevano schifosamente felice, e lei mi avrebbe detto che sono una scema.
Avrei fatto la spesa sempre io, perchè Sara è una da frigo vuoto, però a me piace fare la spesa, soprattutto nelle botteghe dove ti conoscono ("Buongiorno Signor Panettiere, potrei avere i soliti grissini?"), quindi sarebbe andato bene così.
Non avrei avuto questi pomeriggi pallosi, a parlare con l'orchidea che fa l'offesa.
Dopo alcuni minuti sovrapensiero a pagina 78 del libro della Lupton, raggiungo la fine del capitolo, e mi alzo per farmi l'ennesimo caffè della mattina. Me lo bevo qui davanti, scrivendo queste quattro righe chissà poi perchè.
Devo confessare a me stessa che non me ne può fregare di meno di Beck e Giddens, o di Luhman, o di quella ridondante di Mary Douglas. Devo confessarmelo, sì, per onestà intellettuale, ma che sia finita lì, come una confessione e basta. Perchè non ne consegue niente. Credo, in fin dei conti, che non mi interesserebbe nemmeno di Carlo Magno, o di un qualche fondamentale comma del diritto civile.
E' che ho voglia di partire, partire con te, per una qualsiasi meta di prati verdi e alberi che fanno ombra.
Ma anche solo per un giro in macchina a casaccio, con te che guidi e io che tengo i piedi sul cruscotto.
Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai
Ieri sera, con addosso il pigiama e la cagnetta, perdevo un pò di tempo davanti ad un programma musicale, dove giovani talenti si esibiscono e cercano di vincere una specie di contratto discografico.
In realtà pensavo alle mie cosucce, e lentamente mi addormentavo, sbirciando lo schermo distrattamente.
Poi però è salito sul palco un tale con una bella voce, e si è messo a cantare un brano di Battiato con un testo molto sentimentale.
E mentre cantava guardava un punto non meglio specificato del pubblico, e lo guardava con un tale amore da lasciare secchi, tanto che se ne sono accorti tutti quanti.
E quando hanno inquadrato il punto non meglio specificato, lì seduta c'era una ragazza, la sua, carina in modo normale, con gli occhietti lucidi e la faccia imbarazzata.
Ecco, io mi sono un pò risvegliata, perchè lui la guardava come se fosse stata l'essere più incredibile nell'intero universo.
Un sole pallido, un non-sole quasi, l'aula studio, ed io che mi metto a scrivere qualche riga per spezzare il ritmo annoiato della lettura, ma anche il ritmo ridondante di tutti quei pensieri che si infilano tra le lettere nere su fondo bianco, senza riempire mai gli spazi (e devono essere davvero piccoli i miei pensieri).
Sarebbe bello, mi son detta, se riuscissi ad abbassare la guardia fino a non avere più nessuna voglia di difendermi, se riuscissi ad eliminare l'imprinting sbagliato delle mie paure, delle mie fragilità, delle mie mancanze.
Eppure, insospettabilmente, ci sono anche volte in cui mi vedo bella così. Bella perchè inciampo, o perchè cammino rasente al muro per coprirmi le spalle senza nemmeno sapere bene da cosa. Se ascoltassi qualcuno raccontare di me stessa, poi, mi troverei tenera, e avrei una gran quantità di parole buone come il miele, nonostante le mille volte in cui ho sbagliato, e la scioccaggine fraudolenta dei miei timori.
Non si può valutare sè stessi in base all'amore che si riceve, alla dedizione degli altri, all'attenzione con cui ci cercano o ci desiderano o con cui leggono quello che scriviamo.
C'è sempre troppa fretta, troppo poco tempo, e non dipende realmente da noi, non c'è alcuna diretta proporzionalità.
Questa notte ho dormito davvero bene, dopo appena quattro o cinque pagine dei Buddenbrook e un bicchiere di latte freddo con il biociok. Ho sognato la Polpetta per l'ennesima volta, e mi sono svegliata vogliosa di dormire ancora ancora e ancora. Per fortuna che le esigenze della cagnetta mi costringono sempre a uscire dal piumone e a superare la pigrizia invernale, così da brava ho studiato e cercato libri in giro per biblioteche.
Ora che è pomeriggio vorrei cimentarmi in centomila altre attività molto più divertenti, tipo un quadro futurista, una torta salata o una pittura murale...Ho voglia di fare cose!
(penso che gente come Picasso, o Dalì, siano stati gli uomini più fortunati del mondo, perchè hanno sul serio potuto fare quello che desideravano, e l'hanno potuto fare senza nemmeno annoiarsi, variando, ricercando, sperimentando. Hanno disegnato, ma anche dipinto ceramiche come degli artigiani, semplicemente perchè gli andava e gli riusciva bene)
Poi dovrei pensare seriamente a come risolvere la questione della mappa geopolitica enorme che ho comprato e a cui non trovo spazio, visto che faccio sempre questi acquisti esagerati senza pensare alle conseguenze.
Una delle possibilità potrebbe essere quella di dividere la mappa per continenti o anche senza criterio, tagliare, incorniciare ogni singolo pezzo, e appenderli come un quadri singoli negli spazi esistenti, anche lontani l'uno dall'altro. Non sarebbe più una vera cartina, ma almeno avrei tutto visibile, senza contare che a mio avviso sarebbe una vera chiccheria.
Non mi interessa per niente se stanotte nevica e non me ne frega nulla se il capitano Giuliacci ha detto che la bella stagione è lontanissima... Me ne frego dei loro terrorismi invernali!
Io sono una guerrigliera della primavera, una rivoluzionaria primaverile, e oggi ho commesso un atto veramente ma veramente provocatorio: l'acquisto di ben tre cose assolutamente immettibili al di sotto dei venti gradi. Però adesso non datemi della materialista, lo sapete tutti che la rivoluzione non si processa.
E poi non è soltanto questo, non è soltanto che compro tshirt gialle con sopra il disegno di una giraffa, ho proprio una voglia di terribile di fare cose, di vedere posti, anche posti dietro l'angolo, di dormire come dico io con chi dico io, di pranzare come dico io con chi dico io...
Non voglio niente di assurdo, niente di strano o di costoso. Voglio soltanto tempo, e sole che batte su vestiti di cotone a fiori.
Sunday I break my head
Sunday I'm coming back
Monday is not my day
Tuesday I go away
Wednesday I meet Helene
Wednesday I wait my man
Thursday I wash my car
Thursday here come the sun
Friday ... Saturday is my only day
To be with you!
E' necessario un decreto legge urgentissimo, per risolvere una gravissima questione: io voglio vivere nel weekend. Quindi: lunedì, martedì, mercoledì, giovedì aboliti.
Tanto non servono! E' incredibile quante cose e quanti chilometri si possano stipare dal venerdì sera alla domenica.
Si può andare a sculettare sulle note di Dancing with myself di billie Idol, tornare alle quattro del mattino mettendoci dieci minuti a salire le scale, fare un gran casino nella casa addormentata mentre il mondo gira gira gira. Mettersi a letto, rimettersi su perchè mica stai tanto bene, rimettersi a letto, risvegliarsi dopo 3 ore e mezza di pseudo sonno che ancora tutto gira gira gira e la cagnetta ti guarda veramente male.
Vestirsi con grande fatica, prendere il motorino, prendere il treno frecciarossa, darsi baci sul frecciarossa, arrivare a Milano in un'ora, andare alla mostra dei futuristi, passeggiare per la città gelida e piena di sole.
Farsi venire un gran sonno ed essere contenti perchè sembra di stare in vacanza. Tornare a Bologna, partire subito per Rimini, mentre hai la sensazione che ancora tutto giri giri giri, cenare con diciottomila portate che non finiscono più e desiderare tantissimo un letto.
Il letto è al piano di sopra, è facile, basta salire con i tuoi tacchetti per qualche gradino. Aria gelida, vista sulla valmarecchia (dico bene?), lucine, stelline, e poi il mondo dei sogni.
Domenica mattina risvegliarsi BENE, tornare a Bologna,dove passare il pomeriggio a costruire aeroplani di legno e a dormicchiare.
A vederlo da lontano non sarebbe che un punto nero:
nel nulla, il niente di un uomo e di un cavalletto da pittore.
Il cavalletto è ancorato con corde sottili a quattro sassi posati nella sabbia.
Oscilla impercettibilmente al vento che sempre soffia da nord.
L'uomo porta alti stivali e una grande giacca da pescatore.
Sta in piedi, di fronte al mare, rigirando tra le dita un pennello sottile.
Sul cavalletto, una tela.
A confronto con certa gente, i matti veri che incontri per la strada sono dei gentiluomini.
Proprio l'altra mattina, mentre leggevo il giornale in piazza santo stefano, uno di questi matti veri mi si è seduto affianco e mi ha fatto una domanda bellissima: "Posso farti compagnia senza molestarti?".
Non è una frase meravigliosa? Senza molestarmi! E' una delle cose più gentili del mondo
Fanno molta più paura le persone "normali", purtroppo.
Oggi, dopo giorni e giorni di tormenti telefonici al Signor Fotosviluppo, ho finalmente ritirato le fotografie medio formato che ho scattato con la Sem e la Adox. Volevo la certezza di essere una pessima fotografa; ora ce l'ho: sono una pessima fotografa, ma posso migliorare.
Posso migliorare su molte cose, in effetti, anche se già non sono niente male.
Guardando dentro il mirino a pozzetto della Semflex, e muovendo la ghiera della messa a fuoco, ci si accorge che la stessa scena può apparire molto diversa. Si possono vedere con nitidezza le cose in primo piano, e completamente sfuocate quelle a metà e sullo sfondo. Oppure vedere benissimo il contorno, e non poter distinguere cos'è quell'ombra davanti agli occhi.
Imparare a farlo con i pensieri, a mettere a fuoco ciò che conta, da 0.9 a infinito.
Anche perchè questo inverno sembra non finire mai, e in giornate come questa sembra che i sentimenti siano andati a farsi un giro altrove, un giro dove almeno qualche raggio di sole arriva. Come biasimarli? Anche io andrei volentieri a mettere la faccetta al sole, a scaldarmi le guance canticchiando i Vampire Weekend, con una cuffietta sì e una no.
Mi sembra tutto così freddo attorno, ho così voglia di suscitare entusiasmi!
Esser svegliati presto prima delle sei
E fermarsi in trattoria per un panino
e restar due giorni a letto e non andar più via
Perché no? Perché no? Perché no? Perché no?
Scusi lei mi ama o no? Non lo so però ci sto!
Comperar la terra ed un grande vaso
coltivare un orto sul balcone insieme a te
Chi rubò la mia insalata? Chi l'ha mangiata?
E rincorrerti sapendo quel che vuoi da me
Chiedere gli opuscoli turistici della mia città
e con te passare il giorno a visitar musei
Monumenti e chiese parlando inglese
e tornare a casa a piedi dandoti del lei.
Perché no? Perché no? Perché no? Perché no? Scusi lei mi ama o no? Non lo so però ci sto!
Perché no? Perché no? Perché no? Perché no? Scusi lei mi ama o no?
Ah ah aha Non lo so però ci sto però ci sto!
I miei occhiali da sole con la montatura rosa, il cielo azzurro, e in testa ancora la voce di Billie the Vision e dei suoi dancers.
Perchè quello di sabato è stato un concerto bellissimo, ed è stato bello anche perdersi un pò per le strade di Ravenna, e passare una domenica di quelle che amo.
Il weekend porta con sè le cose più dolci, e il bello è che la sensazione di queste cose dolci fa sentire il suo effetto ben oltre il lunedì mattina.
Poco fa ho comprato una enorme cartina geopolitica del mondo. Non so nemmeno dove appenderla, ma non importa, le troverò un posto. E segnerò con dei pallini blu e rossi i posti dove sono stata e quelli dove voglio andare.
I pallini blu e rossi poi, mi ricordano due persone che giravano per la stessa città senza (quasi) mai incontrarsi.
Cambio di registro, subito.
Ma proprio subito.
Io Vs. i discorsi razionali è una guerra già vista, l'ho persa una volta, la perderei ancora.
Nessuno viaggerà nel tempo per assistere l'Elisa dei pirati, o quell'altra Elisa di cui mi scoccia persino parlare. Ci sei tu e basta, e ci sarai sempre tu e basta, ma questa non è una cosa brutta!
Bisogna solo ricominciare da capo, tornare alla prima lezione.
Questo è un paese infelice. E intendo infelice in contrapposizione all'aggettivo felice che accompagna la parola paese quando ci si riferisce ad un luogo in cui l'uomo possa esercitare la sua felicità.
E' un paese di ipocrisie, dove per decenni la buona borghesia, il più delle volte dichiaratamente cattolica, è andata all'estero a esercitare gli stessi diritti che quinegava alla gente qualunque.
Si andava all'estero per abortire, per morire dignitosamente, per mettere al mondo bambini con tecniche utilizzate in tutto il mondo ma qui negate. Si andava e purtroppo si va.
In questo paese di ostentata religiosità, si può tutto ma in silenzio. Di nascosto, dissimulando.
Vuoi morire con dignità? Va bene, ma non fare troppa cagnara, non attirare l'attenzione, fallo e basta, con la compiacenza di un medico amico, con la solidarietà umana di un qualcuno.
Questo è un paese infelice perchè permettiamo a gente la cui condotta morale è vergognosa, di farsi portatori di un valore che non è di nessuno, se non di chi lo possiede.
Con la bandiera della vita in mano sfilano sul palcoscenico politico i peggio puttanieri, mafiosi, ladri, corruttori, porci, preti pedofili. L'elite al contrario del paese, tutta impegnata ad urlare in faccia ad un padre che da diciassette anni si occupa di una figlia morta cerebralmente, che lui vuole ucciderla, e oltretutto facendola soffrire.
La verità è che tutti questi politicanti che trasudano grasso e sporcizia, si stanno chiedendo perchè mai questo pazzo non abbia fatto come fanno tutti, perchè non abbia portato la figlia in Svizzera come avrebbero fatto loro, e risolto alla solita vecchia maniera il solito vecchio problema.
Già, perchè il Signor Englaro non ha portato la figlia in Svizzera?
Me lo sono chiesta per un pò, e ho capito che ogni tanto, diciamo su centomila persone normali, ce n'è una diversa dalle altre, ce n'è una a cui interessa che il paese in cui vive sia un paese migliore.
Lo dovremmo abbracciare tutti, gli dovremmo tutti scrivere quanto gli siamo riconoscenti per la battaglia civile che sta facendo, per questi diciassette anni di sofferenze, delusioni, insulti.
I nostri poltici, nella loro schizofrenica visione di un mondo incentrato sulla loro poltrona, inscenano il loro circo disgustoso, atteggiandosi a padri di famiglia amorevoli e pii, come se fossimo ancora in un fantomatico 1950, con lo spauracchio comunista a turbare i sogni delle cattolicissime casalinghe italiane.
Mi fanno vomitare, e mi fanno incazzare, perchè a loro non frega niente di Eluana Englaro, o dello sconosciuto signor nessuno immobile su un letto, gli frega solo di recitare bene la parte, e contentare i monsignori.
Voi, i vostri decreti sceneggiata, le vostre facce false, vi dovreste vergognare. Mai che vi prendiate una cazzo di responsabilità di ammettere che il mondo non è a vostra immagine e somiglianza. Mai che facciate il vostro dovere.
Se il Presidente della Repubblica firma quel decreto io appendo uno striscione alla finestra, lo venissero a togliere. Non si rispettano neanche più le sentenze? Lo stato di diritto dove dannazione è?
Ah, lo scrivo qui, nel caso un giorno ci fosse un qualche dubbio sul mio desiderio o meno di stare su un letto diciassette anni: non voglio, grazie.
Ultimamente credo di aver coniugato al futuro ben pochi verbi. Per timore, chiaramente, e magari per vezzo.
A volte si può fantasticare senza pericolo di farsi male, altre volte, come questa, lasciar correre la fantasia e i bei pensieri sembra terribilmente rischioso per il proprio cuore.
Eppure non si può avere sempre paura, non si può, anche se nessuno può assicurarti niente, anche se non sai cosa succederà domani, anche se non sai niente di niente. Non si può aver paura.
Qualche giorno fa una persona che fa pensieri simili ai miei mi ha detto che bisogna imparare a pensare giorno per giorno, a godersi le cose e basta.
Giusto, giustissimo, mi sta bene di pensare al presente, però allora la domanda è: quanto tempo della giornata dedichiamo alle cose di cui veramente ci importa, alle cose che ci fanno stare bene e alle persone che amiamo? Quanto a cose spiacevoli o noiose o inutili? Tutto questo tempo chi ce lo ridà?
E visto che oggi sono polemica vorrei dire che non si fa. No, non si fa di trasformare un cielo azzurro in un cielazzo grigio nel giro di mezzora, senza che una abbia neppure il tempo di accettarlo.
Nascondere un libro speciale tra i libri qualunque di Feltrinelli, e sperare sia ancora lì quando un certo qualcuno, seguendo meticolose indicazioni, andrà a cercarlo.
Non trovarlo, poi trovarlo, essere felici. Ho voglia di giocare.
Splende il sole, potrei scrivere molte cose, ma in queste quattro righe c'è già tutto.
Se soltanto, dannazione, la smettesse di piovere. E se soltanto fosse arrivata quella cosa.
Invece niente, e la cagnetta mi sta guardando malissimo (in cagnesco?) da ore, neanche fosse colpa mia se non possiamo uscire.
Per ingannare il tempo mangiucchio yogurt al malto facendo giochetti con il cucchiaio, e intanto penso che questo pomeriggio è identico a centomila altri pomeriggi della mia infanzia, quando il freddo impediva di scorazzare in giardino e io me me stavo chiusa in casa dei nonni a sognare mondi interi e compagni di avventure.
Una delle mie attività preferite era cucire vestiti per i pirati di una misteriosa isola deserta; come ci fossi finita, poi, su questa isola, contava ben poco.
E inventavo persone, posti, storie; poi parlavo un pochino da sola recitando la mia parte alla perfezione.
Talvolta penso che la mia malinconia di fondo sia nata in quei pomeriggi sereni ma molto solitari.
Che sia nata un pò tutte le volte in cui ho desiderato che ci fosse qualcuno a rispondere alle mie recite piratesche, e questo qualcuno non è arrivato.
Sveglia da pochi minuti cammino per la casa vuota a piedi scalzi; cerco latte come un micio neonato lasciato solo. La camera è un discreto caos, ho quattro macchine fotografiche disposte intorno al Mac, il letto è sfatto, e la scrivania è talmente ricoperta di cose strane da fa venire voglia di giocare a "Indovina qual'è la relazione tra questi oggetti", ma è una relazione complessa e temo che neppure io riuscirei a scovarla.
Al di fuori di tutto ciò, e intendo veramente al di fuori, nevica.
E' bellissimo.
Dove sei?