gli applausi a teatro, il rumore della pioggia sul tettuccio della macchina, il viaggio, i cieli azzurri e le nuvole dalla forma strana, l'odore dei colori ad olio, le macchine fotografiche, leggere il giornale davanti ad un caffè, le mongolfiere, le cartine geografiche, camminare a piedi nudi sull'erba, essere baciate insistentemente, le belle sorprese, le lettere, gli ombrelli colorati, le orchidee, dormire in due, sentire che tutto andrà bene. E molte altre cose.
A noi non piace affatto
sentirci deboli, piangere davanti a qualcuno, avere paura, le melanzane, i cattivi pensieri, i capelli che si arruffano, dormire da sole, le persone maleducate, avere i piedini bagnati, le brutte sorprese, ripetere lo stesso errore due volte, comportarci da stupide, gli addii, le nostre insicurezze, sentire che tutto andrà male.
On air: Nina - We are Soldiers We have guns Mi trascino per la casa mangiando ciliegie e guardando con sospetto il sole che batte su ogni cosa, fuori dalla finestra.
Metto dischi di trent'anni fa nello stereo Yamaha, in particolare ho una nuova passione per il live in Paris dei Supertramp datato 1979, mi crogiolo nello sfrigolio della puntina sui vinili, scrivo e dipingo pensando il meno possibile.
Credo, tra le altre cose, di avere perduto la mia lotta col dentista e così, domattina, verrò privata del mio primo dente del giudizio.
È la felicità una torre trasparente, scriveva Neruda.
Ed io sono d'accordo, anche se non saprei dire se io e lui intendiamo esattamente la stessa cosa.
Cinque e quarantatrè del mattino.
Non ho dormito niente, ma per fortuna alle tre circa ho capito che la situazione andava quanto meno ottimizzata, così ho acceso la luce e mi sono fatta un paio d'ore di studio intensivo dell'economia internazionale.
Ho finito poco fa, roba da vomitare per due giorni, ma non una cattiva idea visto cosa mi aspetta nel futuro prossimo.
Adesso fuori c'è tantissima luce, ma quella luce umidiccia che mi ricorda l'Irlanda, ed una cornacchia è passata emettendo un verso di malaugurio che la metà bastava. Guest star della nottata, una malsana, temibile inquietudine.
Potevo risparmiarmi di scrivere qui, ma penso che quando si raschia il fondo del barile sia giusto annotarlo.
Indubbiamente Fourth time around di Bob Dylan è una canzone fighissima.
Nel frattempo i frullati alla fragola e la voce di Jens Lekman entrano a pieno titolo nelle cinque cose più amorevoli di questo giugno autunnale.
A livello universitario la situazione è tra il drammatico e il tragicomico, anyway...
When the fog comes rolling
through the avenues
something leaves my mind
gifted in November underneath
the elms in all the dying lines
The mirage and the echo
of the life we live
gently leaving me
break the fever, square the lines,
strange geometry
La pericolosità di un baobab è sempre sottostimata, ma mica si dovrebbe.
E se mi sono svegliata precisamente con questo pensiero, rivolto a quel piccolo principe e al suo pianeta, chissà quali complicatissimi sogni avranno "abitato" la mia notte...
Che poi a volte la lingua e le parole sono una cosa terribilmente strana, e aveva ragione Javier Marìas quando scriveva che in inglese esiste un verbo, to haunt, che è sostanzialmente intraducibile e che pure è l'unico a definire veramente bene certe notti, certi momenti o anche interi periodi.
Si può definire haunted l'ultima notte del perfido Riccardo III prima della battaglia, ma quella lo è in senso totalmente terrorizzante, mentre forse a volte a visitarti sono anche "fantasmi" buoni, fantasmi di pensieri non paurosi.
Seduta nell'aula del dipartimento economico, scazzo a livelli atomici, ho guardato Vanilla Sky fino a tardi e poi ho fatto brutti sogni, qui fa freddo e ho messo un maglioncino viola. Nulla da dichiarare.
L'hiver, nous irons dans un petit wagon rose
Avec des coussins bleus.
Nous serons bien. Un nid de baisers fous repose
Dans chaque coin moelleux.
Tu fermeras l'oeil, pour ne point voir, par la glace,
Grimacer les ombres des soirs,
Ces monstruosités hargneuses, populace
De démons noirs et de loups noirs.
Puis tu te sentiras la joue égratignée...
Un petit baiser, comme une folle araignée,
Te courra par le cou...
Et tu me diras : "Cherche !" en inclinant la tête,
- Et nous prendrons du temps à trouver cette bête
- Qui voyage beaucoup...
How does it feel like, to make it happening How does it feel like, to breathe with everything How does it feel like, to let forever be How does it feel like, to spend a little lifetime sitting in the gutter Scream out sympathy...
Ascoltare i Chemical Brothers è un buon segno o no?
Potrei scrivere cinque o sei miliardi di cose, sono giorni di iperproduttività mentale, ma mettere giù parole è complicato, o forse semplicemente sconveniente.
Tante voglie disparate, mangio gamberi in agrodolce mentre fuori giugno continua a fare la primadonna, quella che arriva sempre a festa iniziata e scompare a metà serata per farsi desiderare.
Va bene, Signor Giugno, faccia un pò come le pare, a me non può fregare di meno.
Il ritorno in serie A del Bologna futbòl clèb, i fumogeni che fanno bruciare gli occhi per due giorni, il mal di testa, la birra alla baracchina di via Codivilla mentre il sole tramonta, il gelato al cioccolato in via Castiglione, l'odore dei colori ad olio che ha impregnato tutta la camera, dormire con la finestra spalancata sul cielo.
So I left myself back in the night
Moving into clearer light
Neither here nor really gone
Both surrounded and alone
Like the sea inside a shell
Everything speaks to itself
Darkness comes at half-past three
My own face is in the trees
Ho iniziato a dormire per davvero in un orario che si assesta intorno alle cinque del mattino, ma non prima di avere gettato un'ultima occhiata fuori dalla finestra ad un cielo assolutamente stupefacente.
Mi sono svegliata tardi, con una maglia del bologna appoggiata sulle coperte, con uno dei denti del giudizio tutto impegnato nel tentativo di spuntare, e con la cagnetta brutta ad occupare non so come tre quarti del letto.
Inoltre ho mal di gola, ma la cosa continua assurdamente a rallegrarmi.