gli applausi a teatro, il rumore della pioggia sul tettuccio della macchina, il viaggio, i cieli azzurri e le nuvole dalla forma strana, l'odore dei colori ad olio, le macchine fotografiche, leggere il giornale davanti ad un caffè, le mongolfiere, le cartine geografiche, camminare a piedi nudi sull'erba, essere baciate insistentemente, le belle sorprese, le lettere, gli ombrelli colorati, le orchidee, dormire in due, sentire che tutto andrà bene. E molte altre cose.
A noi non piace affatto
sentirci deboli, piangere davanti a qualcuno, avere paura, le melanzane, i cattivi pensieri, i capelli che si arruffano, dormire da sole, le persone maleducate, avere i piedini bagnati, le brutte sorprese, ripetere lo stesso errore due volte, comportarci da stupide, gli addii, le nostre insicurezze, sentire che tutto andrà male.
Stenderei un velo pietoso sul fatto che oggi non ho combinato un emerito, perchè sono contenta e non voglio incrinare un bel niente pensando ai doveri e ai sensi di colpa e a chissà quali altre oscenità nascoste dietro l'angolo.
Perchè poi, diciamocela tutta, se una se ne sta qui mangiucchiando uno yogurt e ascoltandosi i Cut Copy e i Ratatat, mica è nello stato d'animo da farsi venire paranoie.
Ho lo stato d'animo, invece, per pensare alle città del mondo, e per piantare gli ennesimi bulbi che mi sono comprata e che renderanno il mio terrazzo una specie di oasi olandese, e per giocare con la cagnetta brutta, e per cucinare un dolce fatto di cioccolata e biscotti anche se non lo so cucinare.
"Quando il cielo basso e pesante grava
come un macigno sopra lo spirito che geme
preda di un tedio ininterrotto...."
E', in una brutta traduzione delle edizioni Bur, la frase d'inizio di Spleen.
Ecco, brutta traduzione a parte, Io sono certa che Baudelaire deve averla scritta per una giornata come questa.
Non c'è niente che non vada, devo solo sbrigarmi a combinare qualcosa per la stramaledettissima tesi di laurea, eppure il cielo è pesante e darei in permuta persino la mia bellissima girandola colorata pur di veder comparire in quel cielazzo insulso là fuori un misero raggetto di sole!
E poi ho preso dei gran vizi che non mi posso più togliere.
Non vedo l'ora che sia venerdì sera.
Non vedo l'ora che sia il 28.
Non vedo l'ora che il quadro di Vettriano sia appeso al muro con la sua bella cornice nera.
Cielo azzurro incanto, nessuna nuvola, qualche bianca scia di aeroplano che scompare in fretta.
Guardando ai dettagli mi accorgo che ho i capelli più lunghi di quanto non li abbia mai avuti negli ultimi dieci anni, cioè da quando decisi che volevo darmi un tono e mi feci un taglio da scema di cui mi pentii immediatamente.
Forse li lascio finalmente crescere perchè sono cresciuta un pò anche io, dentro, non so dove ma da qualche parte di sicuro. O forse li lascio crescere perchè banalmente non mi va di andare a farmeli tagliare.
Ho comprato dei vasi, e dei bulbi olandesi di fiori molto colorati. Devo soltanto comprare del terriccio, e piantarli tutti, poi aspettare che crescano e che mi sussurrino in coro che è finalmente giugno.
Piove da un tempo che mi sembra sperduto chissà dove, piove piove piove ed io ho un lieve mal di testa.
Guardo i tetti là fuori, e sono di quel colore intenso che prendono le tegole quando sono impregnate di acqua, un colore che in fondo mi piace.
Nella mia stanza regna il caos più assoluto, vestiti sparsi ovunque, scarpe sparse ovunque, quaderni e libri in ogni angolo impilati a casaccio come dopo una qualche guerra pre atomica.
Mi nutro di tranquillità, mangio poco, sono contenta, e attendo senza ansia notizie sul mio futuro.
Le cose potrebbero mettersi molto bene, ma anche restare invariate e non trovo affatto che cio' sarebbe grave.