gli applausi a teatro, il rumore della pioggia sul tettuccio della macchina, il viaggio, i cieli azzurri e le nuvole dalla forma strana, l'odore dei colori ad olio, le macchine fotografiche, leggere il giornale davanti ad un caffè, le mongolfiere, le cartine geografiche, camminare a piedi nudi sull'erba, essere baciate insistentemente, le belle sorprese, le lettere, gli ombrelli colorati, le orchidee, dormire in due, sentire che tutto andrà bene. E molte altre cose.
A noi non piace affatto
sentirci deboli, piangere davanti a qualcuno, avere paura, le melanzane, i cattivi pensieri, i capelli che si arruffano, dormire da sole, le persone maleducate, avere i piedini bagnati, le brutte sorprese, ripetere lo stesso errore due volte, comportarci da stupide, gli addii, le nostre insicurezze, sentire che tutto andrà male.
Stanotte sono tornata a casa tardissimo e con un sonno inaudito, mi sono sfilata le scarpe e mi sono seduta sul letto vestita.
Inebetita, sono stata così ad occhi chiusi senza muovermi per una decina di minuti, e sostanzialmente dormivo con in testa -non so perchè- Lullaby dei Cure.
Poi ho miracolosamente raggranellato un briciolo di volontà, mi sono alzata, messa il pigiamino, lavata i denti, e infilata sotto al lenzuolo.
Ho gettato un ultimo sguardo alla sveglia ed erano le 4 del mattino, ho spento la luce e in quello stesso preciso istante ho iniziato a sognare.
"...I hung my boots up and then retired from the disco floor Now the centre of my so called being
is the space between your bed and wardrobe with the louvre doors..."
Ho passato la mattina al lavoro immersa nell'aria condizionata falsissima della prefettura, lavorando, perdendo tempo, prendendo caffè, facendo la brava, facendo la furba.
Ora, in pigiama alle sei del pomeriggio, leggo il giornale seduta sul letto con le gambe incrociate e i piedi scalzi, svogliata e allegra insieme.
Di tanto in tanto un pensiero morbido e dolcissimo mi visita, e io alzo istintivamente gli occhi dai fogli grigi e guardo il mondo là fuori acceso d'oro, compiacendomi di trovarlo consono al mio umore.
Mi sembra che far andare bene le cose non richieda nessuna fatica, mi sembra non sia mai stato tanto semplice e in realtà so che non è solo un'impressione.
Penso che in pochi mesi tutto è cambiato, mi sento forte e fragile insieme, come in una qualche poesia di Pessoa dove un attimo sei l'infinito e un attimo dopo sei soltanto un minuscolo esserino in balìa dei sentimenti.
Ma non ho paura di niente, è buffo.
Forse succede questo quando desideri tanto qualcosa e quel qualcosa si realizza, andando persino oltre le tue speranze, i tuoi sogni, la tua pur nutrita immaginazione.
Bologna intanto sorride vagamente sorniona, ed è bella, avvolta di sole, caldissima.
La finestra è spalancata sul terrazzo, le tende gialle si muovono all'aria di questa serata estiva, e gli Strokes suonano Post Modern Girls.
Fuori invece le campane della chiesa intonano l'Ave Maria di Schubert, esco a piedi scalzi, guardo dall'alto un pezzo di quartiere e sorrido tra me e me al pensiero che a quest'ora il sole batta ancora sulle tegole dei tetti e sulle facciate delle case.
Finalmente tutto è di nuovo tranquillo, ieri ho dato l'esame, ho ripreso il sonno e sono felice.
La mattinata in prefettura è piacevole, non ho pensieri e la mia estate è ufficialmente iniziata.
Umore pessimo.
Vorrei uscire e andare a guardare le stelle, o anche molto più banalmente a guardare persone parlare bere muoversi ridere. Immagino mi farebbe bene, sarebbe terapeutico.
Credo di aver spedito il cervello in vacanza da un pezzo, credo insomma di essere stanca e svogliata e scazzata e triste e di desiderare di essere altrove.
Stanotte una scia luminosissima ha attraversato l'angolo di cielo nero che guardavo senza realmente guardare.
Ho aperto la bocca sorpresa come una bambina a cui mostrano un qualcosa di nuovo e bellissimo, ho visto la scia bruciarsi fino a spegnersi con un ultimo sussulto, ho chiuso gli occhi stretti stretti e con una faccetta concentratissima ho espresso un desiderio.
Non avrei voluto essere in nessun'altro posto, con nessun'altro, per la mia prima stella cadente dell'estate, perchè si sa che le stelle cadenti sono una faccenda mica da poco.
In questi giorni, per fare un riassunto, vado a letto alle tre e mi sveglio presto piena di sonno, al lavoro arrivo tardi e non faccio in tempo ad entrare che già mi hanno portata a prendere il caffè in via d'Azeglio, nonostante ciò mi fanno complimenti e io metto su un ghignetto da sfacciata, poi ceno in posti discutibili dove mi diverto da morire, passo serate dolcissime che sanno di gelato, mangio un sacco di pesche, studio poco e mi addormento leggendo Domani nella battaglia pensa a me di Javier Marìas.
Ma io mi merito tutto questo?
Non ne sono poi così sicura, ma nel dubbio meglio fare la disinvolta.