gli applausi a teatro, il rumore della pioggia sul tettuccio della macchina, il viaggio, i cieli azzurri e le nuvole dalla forma strana, l'odore dei colori ad olio, le macchine fotografiche, leggere il giornale davanti ad un caffè, le mongolfiere, le cartine geografiche, camminare a piedi nudi sull'erba, essere baciate insistentemente, le belle sorprese, le lettere, gli ombrelli colorati, le orchidee, dormire in due, sentire che tutto andrà bene. E molte altre cose.
A noi non piace affatto
sentirci deboli, piangere davanti a qualcuno, avere paura, le melanzane, i cattivi pensieri, i capelli che si arruffano, dormire da sole, le persone maleducate, avere i piedini bagnati, le brutte sorprese, ripetere lo stesso errore due volte, comportarci da stupide, gli addii, le nostre insicurezze, sentire che tutto andrà male.
Guardando le foto di ieri, tra viaggi in macchina da ricordare, mici abbracciati a conigli, vin brulè bollente, e cielo terso, faccio pensieri felici.
Una mattina, ad Amsterdam, ci siamo svegliati presto e tu mi hai lavato i capelli...
soundtrack: Letting Up Despite Great Faults - The Colors aren't you or me
Giacchè credo alle fiabe, non avrei dovuto sorprendermi.
Tra i consigli new age di Sara ("Smetti di cercarla, o non la troverai mai!"), e le mie filosofie, alla fine è arrivata una chiamata con prefisso olandese.
La voce di un signore che immagino alto e con i baffi, ha chiesto di me pronunciando il mio nome in maniera così buffa che quasi non lo riconoscevo.
Ho sospirato "Speaking..." e avevo già capito.
Solo nelle fiabe un signore alto con i baffi ti telefona dall'olanda per dirti che ha trovato la tua Moleskine, e tu gli dici che eri tanto triste di averla persa, e lui dice che capisce perchè i diari sono una cosa importante.
Magari ha sbirciato un pò tra le pagine e anche se non ha capito niente ha capito che era una questione seria, una questione di una certa importanza.
Quell'agendina nera così piena di Noi, è adesso in giro per l'Europa.
Io dico che se succedono cose così belle, allora non c'è da preoccuparsi.
Durante il viaggio di ritorno dall'Olanda ho perso la mia moleskine nera fitta fitta di parole.
L'avevo inaugurata un giorno speciale, e c'erano dentro tante cose meravigliose, fiabe vere, speranze.
C'era anche qualche momento in cui sono stata giù di morale, e poi i viaggi, gli entusiasmi, e qualche frase banalotta che dopo aver scritto volevo strappare perchè mi pareva rovinasse l'insieme.
Dopo avere chiesto agli Uffici oggetti smarriti di mezza Europa, e aver ricevuto solo cortesi risposte negative, inizio un pochino a rassegnarmi.
Sicchè, l'ho persa.
Adesso sento tutto così vicino che se volessi potrei forse riscrivere ogni cosa da capo, come Bulgakov.
Non importa se l'ho persa, è tutto qui dentro, e se ci sei non ho bisogno di ricordare. Non voglio essere mai così triste da avere bisogno di quelle pagine per credere che sia tutto successo veramente, perchè è proprio successo davvero, e succede ancora, e non serve altro. Quindi ciao ciao agendina e se non torni fa lo stesso.
Elf november is de dag
dat mijn lichtje, dat mijn lichtje
Elf november is de dag
dat mijn lichtje branden mag
Bologna, ti chiedo scusa.
Prima di partire ero un pò nervosetta, magari avevo persino la suina, mi ero arrabbiata e per un paio di giorni mi sei stata proprio sul cazzo, ma ti voglio bene, sei una città graziosa, e non è colpa tua se non hai un bar decente, e se la gente è brutta, e se quei quattro canali che avevi te li hanno sotterrati.
Facciamo così: tu mi perdoni se sono stata ingrata, e io ti perdono se sei fatta male.
Mi pare un buon accordo e fossi in te lo accetterei.
Ma se soltanto le giornate olandesi non fossero volate a quella maniera!
I giorni sono passati assurdamente veloci, come se uno stramaledettissimo gnomo tenesse il suo dannato gnomo-dito premuto sul pulsante fast forward, ed io non potessi farci nulla.
Dipende dalla felicità, immagino, dalla voglia di non tornare che avvicina il ritorno, e credo anche da certi sonnellini di sedici ore, sì. Incontrarsi alla stazione di Amsterdam, trovarti mentre fumi una sigaretta e tieni in mano tanti tulipani bianchi.
Abitare una casa di legno di un tale di nome Hans, cucinare la pizza e fare suonare l'allarme, svegliarsi alienatissimi e sorprendersi di dove ci si trova, del bel soffitto a travi bianche, del lettone con il piumone blu, di essere insieme.
E poi girare sempre in bicicletta e amare la nebbia densa della sera, le foglie gialle nell'acqua, i caffè meravigliosi, i mulini a vento, il micio di Latei...
Pioviggina, in un battito di ciglia l'albero di fronte alla mia finestra ha perso buona parte delle sue belle foglie color giallo e ruggine. Si preannunciano giorni identici a questo, umidicci e freddi, e credo non ci saranno più, per un pò, domeniche autunnali luccicanti di sole come quella appena passata
Tutto, tranne le mie orchidee, sembra starsi chiudendo in un cantuccio caldo.
Io stessa, se non fosse per quel biglietto ferroviario, mi nasconderei sotto al piumone fino a marzo.
Stavo sognando di averti raggiunto in Francia, in una casa dove abitavi con dei tizi dalla gran cartola da ingegneri scemi, e non so per quale motivo ma io e te ci mettevamo a parlare su skype da una stanza all'altra, ed eravamo terribilmente felici di questa idea rivoluzionaria.
Poi io mi addormentavo, e al risveglio trovavo un tuo biglietto dove mi dicevi di raggiungerti in un posto misterioso, da indovinare tramite qualche fotografia.
Capivo subito che l'appuntamento era in un teatro, dove in quei giorni veniva rappresentato uno spettacolo pieno di fasti e velluti... mi mettevo a correre, ridendo, per raggiungerti, e a quel punto è suonato il telefono, è suonato il mondo reale, e meraviglia delle meraviglie eri tu! Per davvero! Con tutti i tuoi racconti di lussuosi hotel koreani, di hall piene di servitù (cielo!), e di carta igienica il cui fondo è piegato a origami.
Che bello sentirti. Che voglia di vederti...ma oggi è soltanto sabato, e quindi, da brava, vedrò di non pensare ai nostri sabati, che altrimenti mi rattristo.
Penserò a sabato prossimo, quando ci sveglieremo nella casa di legno.
Mi sveglio e tu sei partito.
Sbircio fuori dalla finestra il cielo bianco latte. E' talmente opaco che non posso nemmeno individuare il tuo aereo e mandargli baci. Ho deciso: mica mi piace la nostra città, senza di te.
Ci vediamo ad Amsterdam, signor A.
Io l'ho capito che gli occhiali da nerd che ti danno al cinema quando vai a vedere Up, non servono mica per la visione in 3D del film. Nossignore. Servono per evitare di ridicolizzarsi davanti a tutti piangendo con tanto di singhiozzini, dall'inizio alla fine, senza ritegno. Perchè quello è un dannatissimo capolavoro, e ti fa piangere di tristezza e di felicità allo stesso scemissimo modo.
Una storia talmente nostra da farmi sotterrare lentamente nella poltrona, con le calzette di cachemire allungate su di te, e talmente tante lacrime da impedirmi di vedere qualcosa.
Però che bello, che meraviglia: i palloncini colorati, i giochi con le nuvole, i viaggi...
La malinconia dolcissima della mancanza, la vecchiaia con l'agrodolce dei suoi ricordi. Esci e il mondo ti appare incomprensibile: tu sei così felice. Guardi il carroatrezzi e non capisci. Dentro di te, hai soltanto voglia di sogni e di poesia. Dai la buonanotte a chi ami, ed entrambi avete gli occhi lucidi che ridono.
Dio benedica la Pixar.
Tra tutte le foglie giallo-dorate di questi giorni,
tra le pagine delle mie agende a copertina nera,
tra i biglietti dei treni e degli aerei,
tra i fusi orari e i cieli azzurri d'ottobre, una infantile e illimitata felicità.
All afternoon you’ve been buried in a biography
Of an aviatrix lost at sea, never to be found
Holed up in your room, holding out for an apology
But gravity will get to you eventually
You’ll come down from upstairs again
With all those model aeroplanes
Cade giù, su sfondo grigio-ghiaccio, un pò di quella pioggia autunnale che fa venire voglia di cioccolate con panna e negozietti di design in cui perdersi.
Le mie orchidee, però, immerse nel tepore di casa credono sia di nuovo primavera; gettano su nuovi germogli ed io invidio il modo semplice in cui si fanno ingannare.
Mentre scrivo qui, mi premuro di gettare di tanto in tanto un'occhiata severa a Polpetta, impegnata a fare la guardia ad una rondella di liquirizia che deve aver scovato non si sa come nella mia borsa.
La bestiaccia questa mattina aveva freddo e nonostante il ridicolo maglioncino di lana che le ho infilato addosso pareva non avere alcuna intenzione di uscire a fare la pipì sotto le intemperie.
Io, invece, è come se fossi nel mio ecosistema, con la cuffietta di lana e gli stivaletti di gomma, con la sensazione, soprattutto, che ci aspettino cose.
E' un autunno tremendamente dolce, anche se freddissimo. Ieri ho perso uno dei miei amati guanti svedesi, ero un pò triste e tu mi hai disegnato la storia del mio guantino, scappato in giro per il mondo con una guantina spaiata come lui. Sorrisi enormi.
Me ne sto qui, tranquilla, scorrendo fotografie di case olandesi con il caminetto, e pensando a quanto desidero che sia presto. A quanto voglio che su Amsterdam cada la neve, e sia abbastanza freddo da dover dormire uno dentro l'altro.
Pur dubitando che si tratti di un rischio plausibile anche solo il fatto che qualcuno arrivi alla fine del post, è corretto che io avverta il lettore che in questa sede si svelerà in parte o totalmente la trama di un libro di cui, comunque, non vi potrebbe fregare di meno.
Ho un problema con Bartleby, io.
Voglio annotarlo qui, e annotare le mie considerazioni su di lui, perchè benchè non lo sopporti, in un certo senso ne colgo l'importanza.
Niente da appuntare a Melville, il racconto è ottimo, ma non mi spiego, non mi capacito, di come quell'essere ignavo sia stato assunto a simbolo della rivolta studentesca.
Per mia ignoranza non conoscevo chi fosse questo Bartleby, e quando ha iniziato a comparire sui tutti i muri di Bologna, la cosa mi è dispiaciuta. Ma come? Io non conosco quest'uomo che sarà sicuramente un eroe, un poeta rivoluzionario, o un pirata, o il personaggio utopista di un qualche libro sudamericano?
Oh come mi sbagliavo! Il simbolo della rivolta giovanile, la persona a cui è stato intitolato un intero spazio di resistenza, è una sottospecie di inviduo che appare afflitto da una qualche forma di autismo, incapace di lottare, incapace di ribellarsi al di là del suo ottuso avere preferenza di no.
Nelle prime pagine questa ostinazione nel preferire di no, questa geniale autodeterminazione di possibilità (cioè rispondere ad un ordine con un diniego "per preferenza", come a dire "grazie, ma scelgo di no"), mi era piaciuta moltissimo, perchè appariva come una dimostrazione di forza, di astuzia, di elevazione.
Un sottoposto che risponde ad un ordine dicendo che in fondo, grazietante, ma preferirebbe di no, "I would prefer not to", è una cosa meravigliosa.
Una qualsiasi persona di modi garbati e buon senso resta annichilita e non trova spazio neppure per l'irritazione. Come si può, infatti, reagire a qualcosa che scardina tutte le nostre più elementari considerazioni sull'ordine delle cose?
Ecco, questa parte è sublime, ma poi pian piano si scopre chi è realmente questo Bartleby, questo scrivano che non ha più voglia di copiare, che non ha voglia nemmeno di scendere le scale, che continua a contemplare i muri di mattoni fuori dalla sua finestra e semplicemente preferisce di no.
Ci si può intenerire, sono d'accordo, davanti alla miseria della sua esistenza, davanti alla povertà, ai pranzi consumati a dolcetti di zenzero, alla mancanza di un qualsivoglia rapporto umano (chissà?)... ma non ci si intenerisce più, anzi, ci si offende, quando questa imperturbabilità si trasforma in scemenza, in maleducazione sfrontata, e soprattutto in irrazionalità assoluta.
Nemmeno davanti alle offerte più vantaggiose (nemmeno davanti all'offerta di girare il mondo per diamine!) Bartleby si smuove. Imperturbabile, sciocco, senza passione.
Come si può prendere a modello, uno stupido che si lascia morire praticamente di fame, in una galera in cui è voluto finire lui stesso? E' un suicida, Bartleby? Nemmeno.
Non ha aspettative, lo dice persino, non ha desideri, non ama il cibo, nè i viaggi, nè l'ozio. E' un ratto.
Sa soltanto cosa preferirebbe non fare, e a me sta propriamente sul cazzo.
E' metà ottobre, autunno, punto e a capo.
Una manciata di conchiglie tintinnanti e fotografie in cui imperversa l'azzurro: rigiro questo, tra le dita, ed è come tenere stretta un'intera bellissima giornata, e voglio dire proprio tutta quanta.
Sotto quel cielo gelido e limpido, e sotto a quei due piumoni, io sono stata felice nel modo più puro possibile, e ancora adesso, a casa di sabato sera con il male al pancino, è come se non potessi davvero desiderare altro.
Ne ridevamo, prima, di questo periodo di malattie felici, di questa sensazione di ricchezza assoluta anche di fronte ai piccoli o medi contrattempi quotidiani.
Cosa si può desiderare, dico, più di due ombre proiettate sulla sabbia umida?
Più di una tasca piena di conchiglie? Più di lettone in cui stare in tre tutti appiccicati?
Più di una giornata così?
(BUM! BOM!! BAM!!!)
Ci sono i muratori nell'appartamento affianco, e ogni secondo ho la netta sensazione che a forza di martellate mi siano entrati in casa. In previsione di ciò, anzichè gironzolare mezza nuda come mio solito, mi sono infilata un casto e serissimo pigiama. Non si sa mai, ecco.
Intanto nel forno, preparo cosine per il pic nic di oggi, un pic nic d'ottobre, con il sole, e il telo sull'erba...
Vorrei soltanto non essere ritornata al lavoro, non avere da impiegare il pomeriggio là dentro, non dovermi occupare di scemenze assicurative che danno la nausea.
Però, al tempo stesso, di che posso lamentarmi?
Non si viaggia per il mondo senza soldi, non si parte per amsterdam su un treno notturno (dove farò certamente una bruttissima fine) senza soldi. Senza soldi, detta come va detta, non si fa un cazzo.
E quindi grazie grande gruppo assicurativo, grazie palazzone nero, e ti prego, assumimi a tempo indeterminato, per sempre, per tutti i secoli dei secoli, amen. Ci penserò io, a licenziarmi, grazie.
La mia orchidea è ancora meravigliosamente fiorita, fuori c'è un cielo talmente azzurro da infastidire gli occhi, e non sarebbe bellissimo, oggi, prendere la macchina e andare al mare? Immergere i piedi nella sabbia tiepida, giocare con gli aquiloni, tirare il frisbee alla P. che tanto non lo va a prendere manco morta, mangiucchiare, dormire cullati dallo schhh schhh delle onde?
Vado avanti e indietro dalla camera al terrazzo, faccio vagare il mio sguardo tra l'orchidea e il parco dell'asilo, tra il parco dell'asilo e l'orchidea, e da capo. Non mi annoio nemmeno.
Comincio sul serio a godermi questa nullafacenza casalinga, prima mi sono persino messa al sole a leggere il giornale e mi sentivo proprio bene, e mangiucchiavo l'uvafragola e intanto salvavo la vita a una bestiolina nera e bruttissima che si era ribaltata nel vaso dei fiori.
Insieme al nonno, oggi, ho anche dato sepoltura ad un meraviglioso passerotto blu e giallo che ha deciso di morire schiantandosi su una finestra, e mentre lui scavava una piccola buca tra i fiori, ed io tenevo il passerotto in osservazione scrupolosa, mi sono sentita piccola e felice come quando c'erano le vacanze estive e io passavo un sacco di tempo in quella casa seguendo il nonno nelle sue attività di giardinaggio faidatè.
Una volta mi ha persino insegnato a innestare un melo, e queste sono cose serie.
Dovrei chiamare al lavoro e fare finta di interessarmi un pò, fare finta di guarire, ma non ne ho mezza.
Ho voglia solo di guardare i cartoni animati di Totoro, e i film in bianco e nero, e di uscire a fare l'aperitivo nei posti alternativi dove comunque non posso bere alcolici perchè prendo l'antibiotico ma fa lo stesso.
Oggi guardavo le foto prese con la webcam del Mac, e nella loro semplicità c'è dentro un mondo. E non parlo solo di stupidi tagli di capelli, espressioni sceme, o cambi di stile. Ci sono, a frammenti sparsi, quasi due anni di vita, e si intravedono, in qua e in là, cose che mi fanno ricordare giornate intere.
E così le ho messe al sicuro, salvate in mezzo alle altre fotografie più nobili, e ci sono anche quelle di oggi, quando ci facevamo le boccacce nella mia cameretta da convalescente.
Ed è stranissimo quanto mi siano apparse luminose e felici queste giornate da malata, intenta a cercare i mille modi per riempire le ore fino alle sue visite.
E quella pizza, e le mie lacrimucce che sono sicuramente colpa degli antibiotici, e farsi mettere le garzine sulle ferite, e zoppicare per correre ad aprire la porta, e dormicchiare, ovviamente, e uscire per la prima volta camminando piano e male, le sigarette alla lavanda, rapire Moira Orfei per l'esorcismo di quello stronzetto di LicioGelli. TU hai rapito per me Moira Orfei, cavolo.
Sono stati giorni bellissimi, e io sono felice.
Sono uscita sono uscita sono uscita!
E abbiamo cenato nel cortile della nostra osteria di campagna preferita, e ho persino poggiato il culetto sui gradini di Santo Stefano...sempre pianin pianino, s'intende, ma è sembrato un sabato sera proprio normale, ed io ero così felice.
Grazie Dott. A. per la sua pazienza e le sue amorevoli cure!
Mi muovo pianin pianino per casa, ottimizzando gli spostamenti e badando a riunire in una sola volta le cose che normalmente farei in dieci.
E' anche un pò comica, come scena, vedermi muovere così goffamente, con il braccio destro impedito dai punti dati sul gomito, una gamba tutta sgraffignata, il ginocchio gonfio e scemo.
Però mica mi posso lamentare, sono tutta intera, nessun pezzettino rotto, e ho un personalissimo e fighissimo dottore che viene a visitarmi tutti i giorni e somiglia un sacco a quell'altro, quello che viene per il cineforum improvvisato in camera mia, di sera.
L'unica cosa triste: niente Slovenia, niente serata Tortellini, niente rotoloni insieme sul prato verde in questa fine di settembre piena di sole...
L'importante, comunque, è che nessuno mi getti mai più amuchina sulle ferite, e che qualcun'altro continui a baciarmi molto.
L'ultima serata di Marina finisce un'ora dopo, ballando le canzoni che amiamo e sbirciando di tanto in tanto le stelle lassù.
Io ho il vestitino londinese a quadretti azzurri e neri, sono felice, F.M. mette gli Shout out Louds, e allora è tutto perfetto. Pensare che la prossima volta sarà quasi estate di nuovo sembra un sacco di tempo e sembra ci sia in mezzo una vita. Forse è un pò vero, e mi mancheranno tutti, compresa la barista con le collane di Super Mario Bros, e tutti quegli aspiranti cubisti che non saprebbero ballare i new order nemmeno se ci provassero millemila anni.
Poi al casello di Bologna San Lazzaro mi sveglio e tu sostieni di non aver guidato, ma come direbbe il perfido Padre Livio, la madonna mi ha detto di aver guidato lei.
E se qualcuno pensasse che sto scrivendo male non ci provi neppure, perchè io non sto scrivendo male, io sto scrivendo naïf. Che belle queste giornate, svegliarsi insieme e cucinare torte al cioccolato facendoci sopra indimenticabili disegni pornogay con lo zucchero a velo; pranzare in dieci in un microcortile con strampalate lasagne tedesche alla zucca, dormicchiare appiccicati.
In questa stanza c'è qualcuno che ha un biglietto del treno per Amsterdam, e non è Polpetta.